La fotografia dell’ultima indagine Eurispes
La digitalizzazione in Italia è un processo avviato da tempo, sostenuto da politiche pubbliche, investimenti e una crescente diffusione delle tecnologie. Tuttavia, l’ultimo report Eurispes evidenzia una verità scomoda: non basta essere connessi per dirsi digitalizzati. Accanto a progressi tecnologici e infrastrutturali, emergono resistenze sociali e culturali che rallentano la reale trasformazione del Paese.
Basti pensare che esiste ancora una fetta consistente di popolazione, che ammonta a circa 7 milioni di persone, completamente esclusa dal digitale. Si tratta di un folto gruppo costituito perlopiù da anziani, cittadini con basso livello di istruzione o cittadini residenti in aree interne e periferiche, dove la connessione è scarsa.
Parlando di digitalizzazione, non si può non mettere in luce anche un altro aspetto molto importante: anche tra chi è connesso, infatti, l’uso della rete è spesso limitato a piattaforme social o messaggistica istantanea. Secondo Eurispes, si registra un uso passivo e frammentato del web, con scarsa interazione con i servizi digitali realmente utili per la vita quotidiana, come la sanità, l’istruzione o la pubblica amministrazione.
Le barriere culturali alla trasformazione digitale
Quanto descritto fino ad ora è, in estrema sintesi, il quadro della situazione in Italia.
Andando ad indagare le cause alla base di un siffatto stato di cose, una delle principali barriere emerse riguarda la diffidenza verso la tecnologia. Non si tratta solo di mancanza di competenze, ma di resistenze culturali che hanno radici piuttosto profonde. Il digitale è percepito da molti ancora come qualcosa di distante, complicato o imposto, più che come un’opportunità. Questo scetticismo attraversa tutte le fasce d’età, anche se è particolarmente diffuso tra gli over 60.
Solo il 46 % degli italiani tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base, contro una media europea del 54 %. Il divario, naturalmente, si fa ancora più profondo quando si parla di persone con un basso titolo di studio. In assenza di un’efficace alfabetizzazione digitale, l’inclusione si trasforma in esclusione, anche in presenza di strumenti disponibili.
Le conseguenze sociali della disuguaglianza digitale
La digitalizzazione non riguarda solo la tecnologia: è un fenomeno sociale. Quando una parte della popolazione non riesce ad accedere pienamente ai servizi digitali, si creano nuove forme di marginalità. Il divario non è solo economico o infrastrutturale, ma culturale: chi resta indietro digitalmente rischia di restare indietro in tutto il resto.
L’indagine Eurispes mette in luce anche un altro aspetto: la crescente ansia legata al digitale. Timore di sbagliare, difficoltà a gestire le notifiche, paura di frodi online o di non essere all’altezza. La digitalizzazione genera spesso disagio, specie in assenza di un accompagnamento adeguato.
Verso una cultura digitale inclusiva
La digitalizzazione in Italia deve essere affrontata come una trasformazione complessa, che coinvolge infrastrutture, istituzioni, imprese e cittadini. Ma al centro serve un cambio di prospettiva: mettere le persone prima della tecnologia. Senza formazione diffusa, senza supporto concreto, senza un linguaggio comprensibile, ogni innovazione rischia di essere esclusiva anziché inclusiva.
Costruire una vera cultura digitale non è solo una sfida tecnica. È una questione sociale, educativa e civile.


